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Non ho mai avuto una grande opinione dei monitor economici con woofer da 5”: quasi sempre non hanno vera estensione sui bassi e generano un suono mignon. Molti vorrebbero spacciarveli come la soluzione giusta dell’equazione “stanza piccola = monitor piccolo”, ma rinunciare a priori all’estensione a bassa frequenza e magari all’accuratezza in alto non è la strada giusta. Ora però dall’outsider ESI arriva questo uniK 05 plus (circa 498 Euro la coppia, distribuzione Midiware), dalle caratteristiche davvero interessanti…

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ESI non è certamente il primo nome che viene in mente quando si parla di monitoraggio: si tratta in effetti di uno di quei “marchi sgobboni”, quelli che non hanno un profilo di mercato di primo piano e non vantano nessun prodotto particolarmente sexy in catalogo. Questi “marchi sgobboni” in compenso hanno in listino tanti interessanti prodotti di fascia media che spesso si rivelano molto utili e sono venduti a prezzi molto competitivi grazie alla produzione in Oriente.

Per sfondare nell’affollato segmento dei monitor near-field economici questo profilo però evidentemente non basta, e così ESI ha deciso di “piazzare il carico” sviluppando in Germania e poi producendo in Cina una serie di monitor premium dalle caratteristiche dichiaratamente superiori alla concorrenza. Dici “Germania”, guardi il tweeter a nastro, ammiri la tessitura del woofer in Kevlar, e subito ti viene in mente la covata dei brand ADAM, EVE Audio e HEDD: in effetti questi marchi berlinesi basano da sempre la loro produzione proprio su questi elementi, e anche se da nessuna parte della pubblicistica di ESI ho trovato diretti riferimenti a uno di essi, il dubbio che alcuni loro progettisti siano stati coinvolti nella realizzazione di uniK 05 plus è forte.

Il modello in esame impiega un tradizionale disegno a due vie, ove un woofer da 5” con cono di pregiata fibra di Kevlar intrecciata e dal peculiare color rame brillante lavora fino a 3,2 kHz, per poi essere affiancato da un tweeter a nastro derivato dal progetto Air Motion Transformer (AMT). A proposito di quest’ultimo bisogna aprire una grande, grandissima parentesi: l’ AMT è un trasduttore sviluppato negli anni ’70 dal fisico tedesco Oskar Heil e in seguito perfezionato dai progettisti dei marchi tedeschi sopra citati. Si basa su un diaframma di Mylar al quale è accoppiato un conduttore in alluminio, il tutto ripiegato a fisarmonica e sospeso in mezzo a un forte campo magnetico. Ecco di seguito la descrizione che ne dà Wikipedia:

Il particolare movimento del diaframma è molto ridotto, ma grazie alla struttura piegata, viene spostata molta più aria che in un altoparlante tradizionale o elettrostatico a parità di superficie. Come raffronto, un AMT standard da 1 pollice di larghezza, ha una capacità funzionale paragonabile ad un driver dinamico circolare di 8 pollici. La struttura unica nel suo genere, associata al basso movimento, rende il funzionamento dell’AMT simile al suono emesso da un altoparlante più grande, ridotto ad una sorgente puntiforme, col risultato di una riproduzione a bassissima distorsione. La velocità dell’aria emessa dal diaframma è all’incirca cinque volte superiore di un tradizionale driver, da cui il nome, Air Motion Transformer”.

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Il campo magnetico 6 sulla membrana 2 genera un movimento destra-sinistra, cui segue uno spostamento d’aria lungo la direzione 8; la barriera 4 previene l’emissione d’aria verso una direzione indesiderata. (fonte: Wikipedia)

Come si vede, un progetto visionario e avanzato, che rende il trasduttore di Heil una realizzazione d’avanguardia tecnologica anche a quasi mezzo secolo dal suo debutto commerciale: il primo diffusore a impiegare il tweeter di Heil fu infatti un modello dell’americana ESS del 1970. Nonostante ciò, qualche genio del “so tutto io” parla con sufficienza del trasduttore AMT, accusandolo impropriamente di essere troppo trapanante e sparato sulle alte frequenze. Non è così, non è assolutamente così, e del resto accusare a priori un’intera tecnologia non è mai una buona idea: vi possono essere realizzazioni più o meno accurate, più o meno diverse della stessa idea, ma i genietti di cui sopra dovrebbero capire che nessuna tecnologia resisterebbe sul mercato per cinquant’anni se davvero producesse un suono così scadente.

Come sempre, la realtà è un filino più complessa: il driver AMT produce un suono velocissimo, privo dei (relativamente) lunghi decadimenti e risonanze esibiti da alcuni altri tweeter. Finché non se ne raggiungono i limiti di tenuta in potenza produce anche pochissima distorsione, e in definitiva offre un suono trasparente e pulito. Forse “troppo pulito” per qualcuno: se si è abituati a sonorità più “sporche” e impastate, il primo approccio col tweeter di Heil può essere un po’ sorprendente, lo ammetto, ma dopo che alla sua velocità e pulizia ci si è assuefatti, non si può che considerarlo uno dei migliori trasduttori per le alte frequenze disponibili, almeno quando realizzato bene.

Torniamo alle piccole ESI uniK 05 plus: il cabinet è compatto ma ben sviluppato in profondità, con i bordi stondati e un’apprezzabile finitura nera dal tatto setoso. Il frontale è sagomato in 3D ed è realizzato in materiale sintetico. Presenta delle rastremature alle estremità laterali per ridurre la diffrazione e “far sparire” così il cabinet dall’apporto acustico: meno diffrazioni vuol dire minore percezione psicoacustica del frontale, e quindi la sensazione di ascoltare un suono più pulito e puntiforme.

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Il retro è quasi tutto occupato dal completissimo pannello controlli e connessioni, ma alla sua estremità superiore troviamo la bocca di accordo del reflex, di tipo lamellare e non circolare. Essa presenta delle svasature laterali che ne aumentano gradualmente la superficie dall’interno verso l’esterno, con l’evidente scopo di minimizzare eventuali turbolenze indotte dal flusso d’aria proveniente dall’emissione posteriore del woofer ad alto volume. La bocca di accordo reflex può anche essere chiusa con dei tappi in spugna sintetica molto densa forniti in dotazione, nel caso si desideri un accordo più “tight” del basso, ovvero più asciutto e veloce.

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Parliamo dell’elettronica: l’amplificazione è di 40 Watt per il woofer più 40 per il tweeter. Non ci viene detto con quali livelli di distorsione vengono raggiunti questi wattaggi e quindi se parliamo di Watt RMS, di picco o “musicali”, ma almeno sappiamo che i circuiti sono a MOS-FET. ESI quindi ha scelto di non amplificare in classe D, ovvero con circuiti a commutazione (impropriamente definiti “amplificazione digitale”) e questo ci fa piacere: ancora oggi che la classe D ha fatto passi da gigante e viene impiegata anche da costruttori di high-end in alcuni progetti-bandiera, la sana e vecchia amplificazione in classe AB ci pare accreditata in di una timbrica meno meccanica. Il concetto non è assoluto, e certamente esistono amplificatori eccellenti in classe D e ampli scadenti in classe AB, ma considerando che qui siamo davanti a un prodotto economico e che la classe D fatta con pochi soldi rischia di suonare male, beh condividiamo la scelta di ESI!

Una parola sulla risposta in frequenza: seguendo una tendenza di molti altri costruttori, ESI dichiara sì questo parametro, ma senza definirne il range di tolleranza: apprendiamo così che l’uniK 05 plus è accreditato di una risposta da 49 a 25.000 kHz, ma senza sapere entro quanti dB di oscillazione queste frequenze vengono raggiunte il parametro in realtà non vuol dire nulla. Certamente è da escludere che l’uniK 05 plus arrivi senza attenuazioni a 49 Hz, mentre è ragionevole pensare che la frequenza a -3 dB lato basse sia intorno ai 70 Hz.

L’audio entra da un connettore combo XLR/jack TRS, capace di accettare segnali sia bilanciati che sbilanciati. Cosa rara e molto apprezzabile, è presente uno switch GND Lift che se premuto isola il circuito audio dalla terra elettrica: può essere utile nel caso vi siano anelli di massa che creano ronzio in cassa. Vi sono poi ben quattro (!) trimmer di regolazione, tutti a scatti per una migliore ripetibilità dei setting: uno è dedicato alla variazione del Gain in modo da abbinare al meglio il monitor ESI a sorgenti dall’uscita più o meno alta, due sono per il livello di bassi e alti (con escursione +/ – 5 dB rispetto a centro-banda e frequenze centrali di intervento di circa 100 e 10.000 Hz) e l’ultimo è denominato Character. Si tratta di un controllo che, come il nome dichiara, intende intervenire sul carattere complessivo del monitor creando un effetto tilt che a partire da 50 Hz circa alza o abbassa la risposta di tutta la banda audio, in modo da rendere l’emissione dell’uniK 05 plus più chiara e brillante, o viceversa più scura e controllata. Si tratta di una regolazione forse “strana” da capire, ma con la quale si entra subito in confidenza e che aiuta a risolvere tantissime situazioni: dall’adattare il monitor al proprio gusto sonoro, al compensare ambienti troppo riflettenti o viceversa troppo assorbenti.

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Si chiude col connettore IEC per l’alimentazione, il suo interrutore e una piccola finezza: il comando StandBy può essere attivato per porre il monitor “a nanna” dopo che per un po’ non riceve segnale in ingresso.

L’ultimo tocco di classe, o per meglio dire l’ultima dimostrazione dell’attenzione impiegata dai progettisti nel disegnare questo monitor, viene dal pannello inferiore: in esso si trovano gli inviti per quattro fori già previsti in fabbrica nei quali è possibile avvitare dei piedini in gomma forniti in dotazione. Con essi si possono ottenere due scopi distinti: anzitutto disaccoppiare il monitor dalla sua superficie di appoggio e svolgere così, almeno parzialmente, la funzione di assorbitori di vibrazione tipo “iso-pod”. In seconda istanza, i piedini possono essere avvitati anche solo parzialmente lasciando in fuori i frontali o i posteriori, e quindi si possono usare per inclinare il monitor verso le orecchie dell’ascoltatore. Entrambe queste due caratteristiche sono utilissime in caso di uso desktop, e possono far risparmiare il costo di acquisto di basi iso-pod dedicate: da tenerne conto quando si fanno considerazioni sul costo di acquisto di questi monitor!
Effeto dei piedini regolabili web

Utilizzo e ascolto
Il monitor ESI uniK 05 plus richiede tanto rodaggio: il concetto, notissimo in hi-fi e molto meno in ambito home recording, è quello che talvolta le membrane e le sospensioni degli altoparlanti hanno bisogno di muoversi abbastanza per ammorbidirsi e raggiungere l’elasticità necessaria a lavorare al meglio. Non tutti gli altoparlanti hanno lo stesso bisogno di rodaggio, ma per quelli che ne evidenziano la necessità, la prestazione “prima e dopo la cura” può cambiare dal giorno alla notte. Il rodaggio avviene in maniera naturale facendo lavorare il monitor, ma può anche essere accelerato mandando in riproduzione ad alto volume e per alcune decine di ore dei programmi musicali molto dinamici. Applicata dunque questa cura alle piccole casse ESI, si è in grado di apprezzarne al meglio la performance: il suono è naturale e privo di enfatizzazioni particolari, asciutto e pulito come ci si aspetta da un vero monitor, anche se piccolo. I bassi sono ovviamente quelli di un cabinet compatto, qui i miracoli non bisogna attenderseli, e purtuttavia la riproduzione dell’uniK 05 plus è interessante e sufficientemente completa: il basso non è profondissimo ma è fermo, scolpito e non sbrodolone. Se ne avvantaggia la percezione delle linee di basso elettrico e sintetico, che sono molto leggibili nota per nota, senza essere trasdotte in un generico “boom boom” che fa tanto volume ma poca musica. Il monitor ESI si dimostra controllato e attendibile, con solo una certa esuberanza verso i 120 Hz che possono venir un po’ troppo fuori con posizionamenti a 20/30 cm dal muro. La cura ideale appare quella di allontanare le casse dalla parete posteriore fino a portarle a 50 cm circa da essa, mentre l’inserimento dei tappi di foam a chiudere i condotti reflex non mi è sembrato condurre a buoni risultati: i bassi si irrigidiscono e diventano meno vivi e dinamici, mentre quella punta di esuberanza a 120 Hz rimane e anzi si sposta ancora un po’ più in alto. È chiaro comunque che un monitor simile, con tutti i controlli di cui dispone e grazie al reflex occludibile, è molto versatile tanto che è probabile che ogni appassionato potrà trovare la risposta a bassa frequenza che preferisce in funzione del posizionamento adottato. Il resto della gamma audio prosegue bene verso l’alto, sempre con asciuttezza e linearità. Basso, percussioni, rullante, voci maschili vengono tutti fuori in maniera trasparente e rivelatrice, con un suono che ricorda monitor ben più costosi. Solo le voci femminili tendono talvolta a resta un po’ “dentro”, un po’ nascoste dagli strumenti adiacenti in frequenza. Arriviamo poi alla gamma acuta e acutissima, e qui il tweeter a nastro si fa valere alla grande: dettaglio, velocità, pulizia, il suono dell’uniK 05 plus lascia indietro moltissimi monitor economici meno rivelatori, e spiega anche perché costa un pochino più dei prodotti di analoga fascia commerciale. Il suono è vivo, preciso, con i transienti che iniziano e immediatamente dopo finiscono, senza restare nell’aria a risuonare per diversi millisecondi dopo che l’evento sonoro originale è cessato. Non siamo certo in territori di monitoraggio dolce o eufonico, ma con un suono preciso come questo credo che nessuno venga qui a cercare caratteristiche del genere. Quel che colpisce invece è la scena, la dimensione e profondità della scatola sonora: è vero, uniK 05 plus non produce una scena enorme ma comunque rappresenta l’evento all’interno di una sfera di 1,5/2 metri di diametro che si materializza di fronte all’ascoltatore, senza sbattere tutto in avanti come invece fanno altri monitor. Il suono rimane certamente circoscritto tra le due casse, ma all’interno di questo confine esso spazia, ha altezza, larghezza e profondità. I dettagli spaziali escono davvero bene, e così anche i riverberi e altri artifici di produzione. In definitiva abbiamo un ottimo strumento di lavoro domestico, nettamente più attendibile dei monitorini di analoga dimensione e prezzo sui 300 Euro la coppia. Il volume che una coppia di ESI uniK 05 plus è capace di emettere è ragguardevole: anche se non si tratta di un sistema per buttare giù i muri, in campo vicino si fa rispettare senza andare presto in debito d’ossigeno appena si spinge un po’ sul livello.

Conclusioni
ESI uniK 05 plus è un monitor compatto che offre prestazioni superiori ai modelli di pari categoria. Certo, il prezzo è sensibilmente più alto, e capace di andare a scontrarsi con quello di diversi modelli con woofer da 7 o 8 pollici, oppure addirittura con modelli in configurazione D’Appolito come le PreSonus Eris E44. Ma se cercate qualità e dettaglio in un monitor davvero compatto e per voi le dimensioni del cabinet indotte dall’uso di un woofer da 5” sono quelle giuste, beh date un serio ascolto a questo monitor cino-germanico. Potreste scoprire con interesse e piacere che non sempre i modelli più interessanti escono dai produttori più blasonati.

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